I BAMBINI E LA MATEMATICA NELLA SCUOLA PRIMARIA

 

 

Il bambino e la matematica nella scuola primaria…

È cosa risaputa che l’istinto, per i numeri nei bambini molto piccoli, è innata.

Il bambino possiede una rappresentazione mentale approssimativa dei numeri; un bambino molto piccolo può non sapere se 2+2 fa 3, 4 oppure 5, ma di certo manifesta sorpresa se una scenetta gli suggerisce che 2+2=8.

La scuola ha il compito di fare apprendere la tecnica dell’aritmetica, ma anche e soprattutto di insegnare i meccanismi che legano i calcoli ai loro significati; purtroppo le nostre scuole incorrono spesso nell’errore di trasmettere un’aritmetica priva di senso.

Prima ancora dell’accesso alla scuola elementare, il bambino possiede delle capacità di approssimazione e di conteggio; nella scuola elementare il bagaglio conoscitivo del bambino non è sempre considerato positivo, anzi spesso costituisce un handicap.

Prima ancora dell’accesso alla scuola elementare, il bambino possiede delle capacità di approssimazione e di conteggio; nella scuola elementare il bagaglio conoscitivo del bambino non è sempre considerato positivo, anzi spesso costituisce un handicap.

Secondo molti contare sulle dita è un atteggiamento scorretto che va eliminato; «eppure tutta la storia delle numerazioni ha dimostrato che si tratta di un prezioso strumento per assimilare la base 10».

Alcune insegnanti sembrano non concordare con la prima affermazione; esse, infatti, si accorgono che alcuni alunni arrivano alla soluzione della consegna proprio contando sulle dita ed evidenziano questo gesto, lo spiegano all’intera classe, lo fanno diventare esperienza comune.

Altresì viene considerata una mancanza se il bambino non è capace mnemonicamente di rintracciare che 4+5=9, anche se il bambino riconosce che 5+5=10 e che 10 rappresenta 1 unità più di 9.

Questo significa non considerare le conoscenze dei bambini, ciò che, peraltro, può trasformarsi in repulsione per la disciplina. La scuola è tenuta a lottare contro le difficoltà che mettono il bambino a disagio nei confronti della matematica; questo si può fare seguendo l’esempio di alcuni insegnanti, che costruiscono le conoscenze matematiche nei bambini servendosi di cose concrete, facendo loro capire che le operazioni matematiche hanno un significato intuitivo da loro stessi verificabile in quanto dotati del senso innato della quantità.

 

Noi adulti svolgiamo un’operazione, quale ad esempio la sottrazione, grazie ad alcuni schemi di cui disponiamo:

- uno schema che si rifà agli insiemi (un astuccio con 8 penne da cui ne vengono tolte 3, finisce per contenerne 5).

- uno schema di distanza (in un gioco da tavola con le caselle per andare dalla casella 3 alla casella 8 occorre fare 5 passi).

- uno schema di temperatura (se prima c’erano 8 gradi e la temperatura è scesa di 3 vuol dire che ci sono 5 gradi),

ecc…

Per gli adulti tali schemi risultano equivalenti, ma per i bambini che devono scoprire che la sottrazione è un’operazione da fare quando ci si trova in queste situazioni, non è così semplice.

Dire ai bambini che 8-3=5 non basta perché nel momento in cui si troveranno a dover risolvere 3-8=? la riterranno un’operazione impossibile.

Fortunatamente la matematica moderna si sta mitigando nel nostro paese; molti insegnanti sono ritornati alla concretezza senza che nessuno li abbia spinti a farlo.

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